... ieri sera a spasso lungo il fiume con l'amica mia in mezzo ai conigli che zompettavano qua e là, è venuto fuori che il modello di vita e di azione politica cui vorremmo ispirarci è quello degli indiani metropolitani.... ecco la storia di quelli italiani, raccontata da loro:
"Gli Indiani Metropolitani spuntarono come un fungo, all'improvviso , in un habitat fertile, denso di un'umanità in agitazione. I primi segnali di "indianità" arrivarono dai Circoli Giovanili milanesi che annunciarono già nella fine del '76 nel manifesto "abbiamo dissotterrato l'ascia di guerra", rilanciando un umore che già era emerso nella bolgia della Festa del Parco Lambro. Erano sintomi di un disordine (grande ed eccellente) che stava montando, disgregando irreversibilmente le organizzazioni della sinistra rivoluzionaria che fino ad allora avevano contenuto un gigantesco (si trattava di più di un milione di giovani) potenziale. Lotta Continua da buon gruppo "spontaneista" aveva capito per tempo, autosciogliendosi proprio sulla contraddizione più bruciante: nel corto circuito tra il "personale" e il politico. Un dato significativo che provocò certamente un forte disorientamento: aprendo le porte circolò nuova aria, ossigeno sul fuoco. Una fiammata di energia incontrollabile.
Si riscopriva la soggettività negata dall'oggettività illusoria della politica. I linguaggi della militanza politica si confusero così con i comportamenti "freak", creando dei stranissimimi cocktail antropologici. Fino a quel momento tutto scorreva in alvei predefiniti, un comunista rivoluzionario era una cosa, un fricchettone un' altra. Si confuse tutto. S'inaugurò l'era degli ibridi, si avviarono le derive della mutazione.
Gli Indiani Metropolitani, noi: un piccolo gruppo nato all'interno della Commissione Emarginati (si autodefinì in questo modo per distaccarsi polemicamente dalle altre commissioni intestardite sui paradigmi della politica) dell'occupazione di Lettere all'Università di Roma nel febbraio '77, giocarono proprio su questa confusione. Fu un'operazione che si svolse a più livelli: uno , quello determinante, consisteva nell'inventare slogan ,lanciarli nelle assemblee da chi aveva la voce più grossa ("Beccofino" fu il nostro megafono) e scriverli con gli spray e su "tazebao". Un altro era quello di compiere atti esemplari come quelli di inscenare cortei in fila indiana (ma perchè si dice così?) lanciando il verso "Oask?!" (il nome della testata della nostra fanzine) associandolo ad un particolare movimento delle braccia , come per nuotare. O farsi il te (o il carcadé) nei cortei. Oppure organizzare "sabba" al Pantheon (un "rave" ante litteram). O tapparsi la bocca con cerotti. E non tanto per truccarsi: lo facemmo solo due volte. Il fatto straordinario che ogni slogan, ogni atto, ogni proclama una volta lanciato veniva preso dal Movimento, fatto proprio.
A migliaia si truccavano e danzavano scombinati all'urlo "ea,ea,ea... ah! " I massmedia, giornali e tv , non aspettavano altro. Si faceva colore e notizia.
E fu anche per questo che il nostro gruppo dopo poco, nell'arco di due mesi neanche , si dissolse come gruppo attivo nel movimento: non si riconosceva nell'aggregazione di massa, amava inventare linguaggi-comportamento e cercare altri spazi per elaborare una propria poetica d'intervento. Così accadde che a maggio con l'occupazione della casa in Via dell'Orso 88, la "casa del desiderio", si trovò uno spazio in cui vivere e produrre. Quel luogo fu infatti più una fucina creativa che una comune fricchettona. Già in "OASK?!" ci firmavamo come "Indiani Metropolitani in dis/aggregazione". Rivendicavamo la nostra dimensione molecolare e psiconomade. Un po' aristocratica ma per fortuna autoironica".
....voi cosa ne pensate?